Il welfare di comunità come infrastruttura: dalle reti al paesaggio sociale

In un momento in cui il welfare è chiamato a rispondere a sfide sempre più complesse, Wellgranda | Reti di Welfare affronta un tema cruciale: il welfare di comunità.

Una nuova figura tra impresa e comunità

Venerdì 20 giugno 2025, nello Spazio Incontri della Fondazione CRC a Cuneo, si è svolto il terzo Talk dell’Academy Territoriale
WELLGRANDA, dal titolo “Il welfare di comunità: lavorare in rete sul territorio”. Un’occasione di confronto che ha riunito enti locali,
operatori, progettisti e realtà del Terzo settore, con l’obiettivo di ragionare insieme sulle trasformazioni in corso e immaginare come costruire sistemi territoriali più efficaci, resilienti e condivisi.

A moderare l’incontro Elisabetta Cibinel, referente Area Filantropia per Percorsi di Secondo Welfare. Ospiti della giornata: Andrea
Baldazzini, Responsabile dell’Area Welfare ed Economia Sociale di AICCON, e Ivano Abbruzzi, progettista e consulente in tema di
welfare di comunità e referente programmi formativi di Progetto Mirasole.

Le nuove vulnerabilità e il ruolo trasformativo del welfaredi comunità

L’intervento di Andrea Baldazzini ha introdotto le premesse: in uno scenario in cui le forme di vulnerabilità si estendono a fasce sempre più ampie della popolazione — come le famiglie della classe media, spesso escluse dai servizi — il welfare di comunità si presenta come risposta sistemica a bisogni complessi, intrecciati e mutevoli.
Non basta più intervenire solo dove “manca qualcosa”: il welfare deve intercettare desideri, aspirazioni e potenzialità dei cittadini. In questo senso, occorre pensare a un sistema inclusivo e anticipatorio, capace di generare opportunità e non solo risposte.
Il soggetto pubblico, pur sotto pressione, ha un ruolo centrale come garante della visione complessiva e della coesione. Ma per funzionare, il sistema deve superare le logiche settoriali e puntare su una reale cultura del dato, fondamentale per conoscere i territori e progettare interventi mirati.

Dalla rete al paesaggio sociale: servono infrastrutture sociali

Il welfare territoriale oggi è chiamato a un’evoluzione: passare da un modello basato sulla costruzione di reti progettuali a uno orientato alla costruzione di infrastrutture sociali. In sostanza, servizi stabili, riconoscibili, duraturi. 

Il lavoro avviato con la costruzione di reti è un primo passo verso comunità sempre più interconnesse, capaci di affrontare insieme la complessità e generare soluzioni condivise, appoggiandosi sulla loro varietà e diffusione sul territorio. 

Il cambio di prospettiva significa valorizzare la co-programmazione tra pubblico e privato, superare logiche settoriali e “abitare” nuovi luoghi del welfare. Non più soltanto uffici o sportelli, ma spazi quotidiani come biblioteche, aziende, bar, stazioni, parchi: luoghi di vita che possono trasformarsi in occasioni di ascolto e cura, ribaltando l’approccio tradizionale in cui è la persona a doversi muovere verso i servizi.

Il caso Cuore Visconteo: l’eredità di un welfare di prossimità

A portare un esempio concreto è stato Ivano Abbruzzi, con il racconto dell’esperienza Cuore Visconteo, promossa dalla Fondazione di Comunità Milano. Un progetto triennale, attivo in 11 comuni del Sud Milano, nato per interrompere la trasmissione generazionale della povertà attraverso un sistema integrato di accompagnamento, prossimità e partecipazione.

L’iniziativa ha coinvolto équipe multidisciplinari, enti pubblici e Terzo settore, gruppi informali e cittadini attivi. Le azioni hanno spaziato dal sostegno economico e sanitario a percorsi educativi e lavorativi, passando per laboratori di comunità e percorsi formativi per rafforzare le competenze locali e generare opportunità.

I risultati sono stati significativi: famiglie più autonome, relazioni più solide, maggiore fiducia nel futuro. Ma il vero lascito è andato oltre i benefici immediati. Il progetto ha consegnato alle istituzioni un patrimonio di governance, legami duraturi, spin-off progettuali come Food’s Ways e Abitare il Futuro, insieme a nuovi spazi di comunità attivati sul territorio.

 

Come costruire il futuro tra visione, continuità e ingaggio civico

La domanda chiave che ha concluso il talk è semplice ma decisiva: come passare dalla sperimentazione all’infrastrutturazione?
Secondo Baldazzini e Abbruzzi, serve una visione di lungo periodo, competenze diffuse e la capacità di generare riconoscibilità collettiva attorno al cambiamento.
Le persone, i luoghi, le relazioni devono diventare fattori di continuità. Le istituzioni hanno il compito di accompagnare il passaggio di testimone verso una cittadinanza attiva, capace di farsi carico — almeno in parte — della cura del benessere condiviso.

WELLGRANDA e l’Academy Territoriale: abilitare le comunità

Con questi talk, WELLGRANDA non si ferma all’ispirazione: si propone come piattaforma territoriale per abilitare pratiche, reti e competenze.
Dall’analisi alla co-progettazione, dalle buone pratiche all’accompagnamento strategico, l’Academy Territoriale si conferma un laboratorio concreto per immaginare, costruire e radicare un welfare di comunità condiviso, in cui il benessere non è solo un servizio da ricevere, ma una responsabilità collettiva da esercitare.