Welfare Manager: nuove competenze per affrontare la complessità sociale

In un contesto in cui i bisogni sociali si fanno sempre più articolati, il progetto Wellgranda | Reti di Welfare ha scelto di puntare sulla formazione per il futuro. Lo ha fatto attraverso il percorso “Nuove figure per gestire la complessità: il ruolo dei Welfare Manager”, promosso dalla Fondazione CRC e realizzato con il supporto di Percorsi di Secondo Welfare.

Un gruppo eterogeneo di professionisti — appartenenti agli enti che hanno sottoscritto la convenzione Wellgranda — ha dedicato 25 ore alla scoperta degli strumenti del welfare aziendale e comunitario. Per alcuni, il percorso si è arricchito di ulteriori 10 ore, focalizzate sul ruolo emergente del welfare community manager.

Al centro della formazione, il cosiddetto “secondo welfare”: un insieme di interventi promossi da attori privati e reti locali che affiancano i servizi pubblici, offrendo risposte innovative a sfide come l’invecchiamento della popolazione, la conciliazione vita-lavoro, il supporto ai caregiver e alle famiglie.

Una nuova figura tra impresa e comunità

Il welfare manager è una figura ancora nuova ma sempre più strategica. Il suo compito? Ascoltare, interpretare, connettere mettendo al centro le persone e sviluppando le reti territoriali. Raccoglie dati sul clima all’interno dell’organizzazione lavorativa, promuove focus group, dialoga con enti locali e istituzioni per progettare servizi su misura.

Ma soprattutto crea relazioni. Essere manager del secondo welfare non è soltanto studiare e mappare: significa soprattutto costruire alleanze, mediare tra funzioni aziendali e istituzioni locali, misurare risultati con indicatori di benessere e produttività, e raccontare i numeri in modo chiaro ai vertici, perché diventino parte integrante della strategia di impresa.

Le voci del cambiamento

Con il progetto Wellgranda, Fondazione CRC ha voluto creare le condizioni per poter sperimentare il ruolo del welfare manager concretamente sul territorio. È grazie a questa pianificazione che oggi la figura prende forma nel lavoro quotidiano, inserita stabilmente all’interno di due enti che hanno scelto di percorrere questa strada: Fondazione WellFARE Impact ETS e Confindustria Cuneo.

Proprio in questi contesti operano le quattro persone che hanno completato anche il secondo livello del percorso formativo, e che ora sono chiamate a mettere in pratica quanto appreso, trasformando bisogni complessi in risposte accessibili, attivando risorse, costruendo reti. Quattro percorsi e quattro visioni che, insieme, danno concretezza ai principi del secondo welfare. Angela Prestigiacomo e Elisabetta Giacosa di Fondazione WellFARE Impact ETS, insieme a Matteo Salvagno e Milena Scirè di Confindustria Cuneo, hanno condiviso la loro prospettiva sul percorso, sui progetti e sulle ambizioni a venire.

 

Angela Prestigiacomo guida la Fondazione WellFARE Impact ETS puntando a integrare primo e secondo welfare, colmando il digital divide e rafforzando i servizi domiciliari. «Il benessere delle persone è la chiave per una crescita sostenibile», afferma. Il suo obiettivo? Diventare un ponte tra lavoratori e organizzazioni. «Ho deciso di diventare welfare manager perché credo fortemente che il benessere delle persone sia un elemento centrale per la crescita sostenibile di qualsiasi organizzazione». «Il percorso mi ha trasmesso l’importanza di lavorare in rete e ascoltare prima di proporre», prosegue, «Il mio ruolo sarà quello di ponte tra i lavoratori e l’organizzazione». Nei prossimi mesi, Angela faciliterà un punto di contatto tra aziende e servizi territoriali, affinando piani di welfare capaci di rispondere ai bisogni reali di chi lavora.

 

Elisabetta Giacosa, Segretaria Generale della stessa Fondazione, descrive il welfare come una “cerniera” tra mondi diversi. Ha approfondito strumenti per l’analisi dei bisogni e la valutazione d’impatto, con l’ambizione di costruire un ecosistema collaborativo che superi la frammentazione attuale.

 

Matteo Salvagno, da Confindustria Cuneo, porta l’esperienza delle risorse umane. «Dietro ogni dato di performance c’è una persona», ricorda. Per lui, il welfare è un investimento strategico. «Essere welfare manager consente proprio di lavorare su questo snodo strategico e di dimostrare, con numeri alla mano, che la cura del capitale umano è un investimento a lungo termine». Tra i progetti sperimentali in partenza: asili nido aziendali aperti anche alle famiglie del territorio e convenzioni con enti socio-assistenziali.

 

Milena Scirè, assistente sociale d’impresa per Confindustria Cuneo, ha trovato nel percorso l’occasione per applicare concretamente le sue competenze. «Il welfare è uno strumento di cambiamento culturale», sostiene. Il suo impegno sarà quello di rafforzare il legame tra azienda e comunità, promuovendo benessere e inclusione.